PAN TRAMVAI
C'è un antico pane lombardo che ha più uvetta che farina nella ricetta
Immaginate un tram che sbuffa lentamente tra Monza e Milano negli Anni ’50. Seduti tra pendolari assonnati e carretti che attraversano la campagna, c’era un piccolo rituale che rendeva più dolce la fatica del viaggio: il pan tramvai. Non un semplice pane, ma un pasto sostanzioso, un concentrato di energia zuccherina, con l’uvetta che traboccava dall’impasto morbido. Era il compagno fedele di chi affrontava ore di viaggio praticamente a passo d’uomo.
La storia di un pane da viaggio
Il pan tramvai, o pan tranvai, sarebbe nato nel Dopoguerra, intorno agli anni ’40 e ’50, per i pendolari della linea ferroviaria Monza-Milano, la prima interurbana d’Italia, inizialmente trainata a cavalli e poi elettrificata nel 1900. Il viaggio era comunque lentissimo, spesso limitato a 15 km/h, e serviva un pasto portatile e sostanzioso. L’ingrediente chiave era l’uvetta: almeno due parti per ogni parte di farina, tanto da guadagnarsi il soprannome di “panettone dei poveri”, dolce e calorico, ideale per affrontare una giornata di lavoro. Spesso veniva venduto addirittura alle fermate del tram, insieme al biglietto, e talvolta consegnato come resto al posto del denaro.
La storia di un pane da viaggio
Il pan tramvai, o pan tranvai, sarebbe nato nel Dopoguerra, intorno agli anni ’40 e ’50, per i pendolari della linea ferroviaria Monza-Milano, la prima interurbana d’Italia, inizialmente trainata a cavalli e poi elettrificata nel 1900. Il viaggio era comunque lentissimo, spesso limitato a 15 km/h, e serviva un pasto portatile e sostanzioso. L’ingrediente chiave era l’uvetta: almeno due parti per ogni parte di farina, tanto da guadagnarsi il soprannome di “panettone dei poveri”, dolce e calorico, ideale per affrontare una giornata di lavoro. Spesso veniva venduto addirittura alle fermate del tram, insieme al biglietto, e talvolta consegnato come resto al posto del denaro. Milano Today
Il pan tranvai ha origine negli anni ’50 a Milano, il nome prende l’idea dai pendolari, che finita la guerra, lo acquistavano alle fermate del tram. Il suo disciplinare prevede che per 1 kg di farina ci vogliono 3 kg di uvetta sultanina.
INGREDIENTI
500 g farina 0 oppure 2
280 g acqua
200 g lievito madre liquido (o 8 g di lievito di birra fresco0
20 g sale
170 g burro
700 g uvetta
PREPARAZIONE
Disponiamo la farina in una ciotola o in planetaria, insieme al lievito madre (o quello di birra fresco sbriciolato) e gran parte dell’acqua. Cominciamo ad impastare con un cucchiaio e, ad impasto formato, aggiungiamo il sale e l’acqua rimasta. Lavoriamo qualche minuto e, ottenuto un impasto liscio, aggiungiamo il burro morbido, poco per volta, lavorando fino a farlo assorbire completamente all’impasto. Infine, incorporiamo l’uvetta e lavoriamo fino a distribuirla uniformemente. Copriamo e lasciamo lievitare fino al raddoppio per 2 ore circa (con il lievito madre ci vorrà di più) a temperatura di circa 26-27 gradi (il forno con la luce accesa potrebbe andar bene). Dividiamo l’impasto in due parti e ad ognuna diamo la forma di due cilindri e lasciamo lievitare una seconda volta per circa 45-60 minuti (con lievito madre anche 2 ore, sempre ad una temperatura di 26-27 gradi). Cuociamo in forno caldo e statico a 200° per 20 minuti; abbassiamo a 180° e lasciamo cuocere altri 20 minuti. Ricetta
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My Recipe, Easy Italian Recipe.
A Italian kitchen by Stefania. Simple, healthy and good recipes from my kitchen. Happy cooking and






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Stefania