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TOFU AFFUMICATO CON BOK CHOY E UOVA. Ricetta Asiatica Semplice.


TOFU AFFUMICATO CON BOK CHOY E UOVA. 
È il pasto perfetto: leggero, idratante e ricco di proteine e minerali 

Tofu affumicato con bok choy un piatto veloce e nutriente, spesso preparato saltando il tofu croccante con il cavolo cinese, zenzero, aglio e salsa di soia. È una ricetta asiatica semplice, ottima sia come piatto unico che come contorno. Si può servire con riso basmati o noodles, è un connubio tra la dolcezza della verdura e la sapidità affumicata.

Buongiorno, buona giornata xo Stefania
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Ecco alcuni suggerimenti per preparare il tofu affumicato con bok choy:

Tofu Croccante: Sgocciolare e pressare il tofu affumicato, tagliarlo a cubetti o sbriciolarlo e saltarlo in padella con olio fino a renderlo croccante. Si può infarinare leggermente con amido di mais o farina per maggiore croccantezza.  (usa la friggitrice ad aria per fare prima).

Preparazione del Bok Choy: Lavare bene il bok choy e separare le foglie verdi dai gambi bianchi, poiché richiedono tempi di cottura diversi. Saltare prima i gambi e poi aggiungere le foglie. (deve restare un po' croccante).

Saltato in Padella (Stir-fry): Scaldare nel wok aglio, zenzero e cipollotto, aggiungere il tofu e il bok choy, sfumare con salsa di soia e, a piacere, un cucchiaino di zucchero o olio di sesamo.

Versione Glassata: Preparare una salsa con salsa di soia, aceto di riso, zenzero e un filo di sciroppo d'acero, saltando il tofu e il bok choy in questa glassa fino a quando diventa densa.

Zuppa: Utilizzare il tofu affumicato e il pak choy come base per una zuppa di miso. 

Perché fa bene:
Tofu: Proteine vegetali.
Bok Choy: Carico di calcio e potassio.
Zenzero: Ottimo antinfiammatorio naturale.

Piazza Saffi a Forlì è il cuore storico e monumentale della città, sviluppatasi dal XIII secolo come “Campo dell’Abate” attorno all’abbazia di San Mercuriale.

Antico centro di mercato, ha subito radicali trasformazioni, ospitando la colonna della Madonna del Fuoco (1636-1909) prima dell’attuale monumento al triumviro repubblicano Aurelio Saffi (1921).

Di forma trapezoidale, misura circa 128 metri di lunghezza e 87 metri di larghezza, per un totale di 11.136 m² di superficie, classificandola come una delle piazze più estese d’Italia.
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Dei palazzi oggi presenti, ai tempi di Caterina Sforza erano già esistenti:

Palazzo del Comune e della Signoria: agli inizi del XV secolo, gli Ordelaffi vi avevano spostato la residenza e il centro del potere politico della città. La terza finestra del primo piano sul lato sinistro della facciata è corrispondente alla Sala delle Ninfe, da dove i fratelli Orsi gettarono, dopo averlo assassinato, Girolamo Riario, primo marito di Caterina Sforza.

Palazzo del Podestà: edificio in stile gotico, completamente ricostruito intorno al 1460, sotto la direzione di Matteo di Riceputo, zio di Melozzo degli Ambrogi, sulle rovine di un precedente palazzo eretto alcuni mesi prima, ma subito dopo crollato.

Palazzo Albertini: elegante edificio quattrocentesco dai caratteri esplicitamente veneziani. Ai tempi di Caterina Sforza era di proprietà della famiglia Albertini di cui faceva parte Ludovico, speziale di fiducia e amico intimo della signora di Forlì.

La piazza divide la sua superficie tra i quartieri storici di Ravaldino, Schiavonia, San Biagio, San Pietro e Cotogni.

(Image credit: Cool Chic style Confidential by Stefania Motta)
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