Madonna - Apparizione Tre Fontane

Le tre Fontane

Roma 12 aprile 1947

«Sono la Vergine della Rivelazione»

Roma – Via Laurentina – 12 aprile 1947.

E’ un pomeriggio primaverile di sabato in Albis.
Bruno Cornacchiola, un tranviere romano di 34 anni, protestante, all’ombra di un eucalipto prende appunti per la conferenza che dovrà tenere il giorno dopo in Roma a Piazza della Croce Rossa sul tema: Maria non è sempre Vergine e Immacolata.
L’uomo è nato in uno dei quartieri più poveri e malfamati della capitale, da poveri e poco esemplari genitori.

Durante la sua permanenza in Spagna (guerra civile 1936-39), dove era andato volontario per combattere i rossi ma in realtà come loro infiltrato, convinto dalla propaganda di un militare tedesco protestante, entra dopo un ripensamento Battista nella Chiesa Avventista e diviene un accanito nemico della Chiesa cattolica.

Mentre i suoi tre figli, Gianfranco, Carlo e Isola, rispettivamente di 4, 7 e 10 anni giocano a palla, Cornacchiola cerca, nella Bibbia dei protestanti, sostegni a quella parte del suo discorso che dedicherà alla confutazione dei dogmi riguardanti la Madre del Verbo incarnato.

Ma ecco la inattesa risposta della Madre di Dio e della Chiesa a chi da tempo La ricorda solo per denigrarLa. I bambini, avendo perduto la palla e non riuscendo a trovarla, richiedono l’intervento del padre.

Bruno sospende le sue annotazioni, posa il taccuino degli appunti per terra, sotto l’eucalipto, e corre in aiuto dei figli.

Il taccuino rimarrà per terra. Non ne avrà più bisogno; la conferenza non la terrà più: la Vergine di lì a poco, in una grotta, lo convertirà, lo trasformerà in un Suo fedele servitore, in un prezioso strumento di evangelizzazione.

Sono circa le ore 15,30.

La “Bella Signora” appare in una grotta, sopra un masso di tufo, prima ai tre bambini, poi, preceduta da un intenso profumo di fiori, all’uomo che, fino a quel momento aveva osteggiato la devozione all’Eucaristia, all’Immacolata e al Papa. La Vergine, che indossa un lungo abito bianco, trattenuto in vita da una fascia rosa con i lembi fino al ginocchio destro, ha un manto verde posato sui capelli neri che Le scende lungo i fianchi, fino ai piedi nudi.

La Santa Madre di Dio inizia il Suo lungo Messaggio (solo in piccola parte rivelato poi dal Veggente) con queste parole:

«Sono colei che sono nella Trinità divina... Sono la Vergine della Rivelazione...
Tu mi perseguiti, ora basta!
Entra nell'ovile santo, corte celeste in terra. Il giuramento di Dio è e rimane immutabile: i nove venerdì del Sacro Cuore che tu facesti,
amorevolmente spinto dalla tua fedele sposa, prima di iniziare la via dell'errore,
ti hanno salvato!» .
IL RACCONTO UFFICIALE DELL’APPARIZIONE

I figliuoli stavano discosti giocando.
Ad un certo momento Carlo ed Isola vengono ad interrompere il mio lavoro “Papà si è perduta la Palla”.
Penso che poteva essere andata fuori della conca, dove il terreno scende scosceso fin giù sulla strada. Indico dove possono cercarla, ma essi ritornano sfiduciati:”Non ci riesce di ritrovarla”. Dico allora: “Vado io alla ricerca con Carlo”. Isola sale si di un ripiano della collina al di sopra della grotta che s’apre in fondo alla radura, ove eravamo noi quattro, mentre a Gianfranco raccomando di non muoversi, dandogli per passatempo un giornaletto di bambini.
E’ frugato ogni cespuglio e si va anche un po’ lontano. Per assicurarmi che il più piccino non si allontanasse e cadesse in qualche buca, lo chiamavo di quando in quando. Ad un tratto gli dò voce e non mi risponde: ripeto, nulla. Che sarà successo? Mi torna subito in mente che Gianfranco era già caduto da otto metri d’altezza e gli avevano dovuto dare dieci punti; però – cosa davvero straordinaria – dopo quattro giorni era già guarito. Lascio di cercare la palla e vado a vedere. Il bambino era a sinistra dell’ingresso della grotta, in ginocchio e con le manine giunte. Come parlando a qualche cosa che era dinanzi a lui e che io non vedevo, egli ripeteva tutto ridente: “Bella Signora, bella Signora”. Nessuno in casa gli aveva insegnato quella posizione di preghiera, tanto più che i protestanti sogliono pregare in piedi senza giungere le mani. Mi rivolgo a Isola che sta componendo un mazzetto di fiori: “Che vuoi papa?”. “Vieni un po’ giù”. Ci avviciniamo a Gianfranco sempre in estasi, avendo io al mio fianco Carlo. “Ma vedete qualche cosa?” “Niente” rispondono, ma nello stesso tempo ecco Isola che piega anche lei i ginocchi, giunge le mani ed esclama, con l’occhio attratto in un punto della grotta, “Bella Signora”. Credo ad uno scherzo dei ragazzi, penso anche che la grotta sia stregata, che si tratti di qualche opera di magìa. Dico allora a Carlo che mi sta vicino: “E tu non t’inginocchi?”. Risponde con un tono di burlesce noncuranza: “Ma va!”. Non aveva terminato la frase, che atterra i ginocchi e a mani giunte segue la visione degli altri fratelli. Mi prende allora un sacro terrore: cerco di scuotere gli inginocchiati, che hanno sempre gli occhi intenti là dove io non riesco a scoprire nulla, se non il buio della grotta. I ragazzi sembrano pietrificati.
Li osservo: sono divenuti bianchissimi, quasi trasparenti ed hanno le pupille dilatate. Una preghiera mi sgorga spontanea dal labbro, credendo ad un intervento diabolico: “Dio, salvaci tu”. Avevo appena formulata l’invocazione, che mi sembra sentir due mani cha a parte dietro mi spingono e leggermente mi tolgono dagli occhi come un velario. In quell’istante la grotta scompare dinanzi a me, mi sento leggero leggero, quasi sciolto dalla carne, e avvolto da una luce eterea, in mezzo alla quale vedo la figura di una donna paradisiaca, che descrivere mi è impossibile. Solo posso dire che il viso appariva di una dignitosa bellezza e il tipo era di donna orientale olivastro. I capelli neri uniti sul capo, sporgenti un poco, quanto lo consentiva il manto che dalla testa le scendeva ai piedi lungo i fianchi. Ed era il manto del colore dell’erbe dei prati a primavera. La veste candida, stretta da una fascia rosea, le cui bande giungevano fino ai ginocchi. I piedi nudi poggiavano sopra un blocco di tufo.
Potei giudicare l’altezza della “Bella Signora” circa un metro e sessantacinque. Il suo aspetto era mestamente benigno. Il primo impulso fu quello di parlare, di gridare, ma mi sentii paralizzato: la voce mi morì nella gola. Ed anch’io, come i miei figli, uno accanto all’altro, ero genuflesso e con le mani in atto di preghiera. La “Bella Signora” recava un libricino di color grigio nella destra e con la sinistra indicava una veste nera in terra; vicino scorsi una croce frantumata. Quindi risuonò alle mie orecchie soltanto la voce soavissima, a nessuna somigliante nemmeno approssimativamente:
SONO COLEI CHE SONO NELLA TRINITA’ DIVINA. SONO LA VERGINE DELLA RIVELAZIONE. TU MI PERSEGUITI: ORA BASTA! ENTRA NELL’OVILE SANTO, CORTE CELESTE IN TERRA. I NOVE VENERDI’ DEL SACRO CUORE, CHE TU FACESTI PRIMA DI ENTRARE NELLA VIA DELLA MENZOGNA, TI HANNO SALVATO.
S’inizia così il celeste colloquio, di cui una parte riguarda direttamente me e tutti i fedeli ed una parte forma il Messaggio segreto, che è destinato al Papa. La Vergine ha molto insistito che si preghi assai e specialmente si reciti il Rosario quotidiano per la conversione dei peccatori, degli increduli e “PER L’UNITA’ DEI CRISTIANI”.
Ella ha promesso grandi favori:
“CON QUESTA TERRA DI PECCATO OPERERO’ POTENTI MIRACOLI PER LA CONVERSIONE DEGLI INCREDULI”.
A me stesso non ha nascosto giorni di persecuzioni e di prove dolorose, ma mi difenderà la sua materna protezione. Di questo straordinario colloquio non ho perduto una sillaba per lo stranissimo fenomeno che, non avendolo ancora trascritto fedelmente, esso mi si svolgeva regolarmente nel cervello dalla prima parola “SONO” all’ultima “AMORE”, con un ritmo lento come un discorso impressionato in un disco, che si ripeta senza interrompersi. Il fenomeno, che mi accompagnò anche durante le ore del mio servizio in autobis, cessò di botto allorché fissai per scritto l’ultima parola della Madonna...
Il colloquio della Madonna durò dalle 16,10 alle 17,30; durante il quale i bambini, che vedevano muover le labbra, ma non udivano le parole di Maria. non mostrarono alcun segno di stanchezza, così erano rapiti in estasi e quasi fuori della vita. Anzi, avendo voluto osservare subito i loro ginocchi, se recassero alcun segno di sassi e della breccia, di cui era sparso il limitare della grotta, li trovai rosei come se non avessero affatto sostenuto il peso del corpo per sì lungo tempo.
Appena la Vergine ebbe terminato di parlare, tenendo le mani al petto, sorridendo mosse lieve due passi, poi si rivolse verso il fondo della grotta ancora invisibile e lentamente dileguò. Fu in quel momento che Carlo rinvenuto in sé, si levò in piedi e corse dietro la immagine luminosa per afferrarle il manto e si trovò a tu per tu con il sasso della roccia.
Rimessici un po’ dallo sbalordimento, dissi ai miei figli: “Avete veduto? Quella era la Madonna” e subito mi posi a sedere su di un sasso, cominciando a fermare degli appunti sopra un taccuino: ma il lavoro completo lo terminai a casa. Avevamo notato io e i bambini che la vergine si era rivolta andandosene, in direzione di Roma. Dal 12 al 28 aprile cercai con fede il sacerdote indicatomi dalla Vergine...

IL LIBRO

Padre Angelo Maria Tentori

LA BELLA SIGNORA DELLE TRE FONTANE
Storia della Vergine della Rivelazione

Padre Angelo Maria Tentori:

La bella signora delle Tre Fontane
Questo volume è il frutto di una serie di conversazioni che Padre Angelo Maria Tentori ha tenuto a Radio Maria. Questo volume le raccoglie mantenendone il linguaggio immediato, semplice, concreto.
Angelo Maria Tentori è teologo specializzato in mariologia ed è docente presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Vicenza, appartiene all’Ordine dei Servi di Maria e risiede nel Convento di san Carlo al Corso, a Milano.

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